Fuori gli uomini dalla sala parto?

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Un articolo sul quotidiano La Stampa riporta le affermazioni di Michel Odent, che vede nella presenza maschile in sala parto un impedimento alla naturalità del parto oltre che una concausa dell’aumento dei parti cesarei. Affermazioni sensazionalistiche? C’e’ un fondo di verita’? O e’ l’ennesimo tentativo di riportare l’ordine delle cose ad uno schema tradizionale dove per i maschi non sono ammessi né affetto ne’ emotività?

Il commento di Gaudenzia Caselli, Ostetrica.
Sono d’accordo con Michel Odent ma non completamente. Il tema degli uomini in sala parto è discusso da quando in Italia è uscita la legge (1980), che riconosce alla donna la possibilità di essere accompagnata al parto da una persona di fiducia. Non dimentichiamo che nella generazione precedente (anni 60 – 80), le donne erano sole in sala parto, sole con medici, infermiere/i, ostetriche, macchinari, ambiente freddo, relazioni impersonali e la doglie…La funzione della legge, voluta dalle donne stesse, voleva essere quella di rispondere al bisogno di essere incoraggiate, sostenute, per trovare forza e coraggio in un momento così intenso. Il momento storico ha voluto che l’accompagnatore venisse identificato quasi sempre nel partner (non un uomo di turno o scelto a caso). Chiediamoci il perchè: il desiderio di condividere come coppia non solo la crescita e l’educazione dei figli ma, prima ancora l’incontro e l’accoglienza del piccolo, così come il bisogno di sentirsi più
intimamente vicini l’intensità di questo momento con lei deve aver portato a queste richieste. Certamente molti uomini non sono pronti ad accompagnare al parto: a volte sono solo incuriositi, o spinti dalle pressioni culturali e, di fronte al dolore e all’espressività di lei si sentono disorientati e confusi. Il rischio è quello di non poter affrontare con rispetto per lei e per se stesso l’intensità delle emozioni e il bisogno di isolamento, con conseguenze che, successivamente, potrebbero ripercuotersi sulla relazione di coppia.   Ho assistito a circa 400 parti a domicilio, in otto casi il partner non è stato presente per scelta o per “caso”. In tutti gli altri hanno partecipato con discrezione e umiltà  all’evento.  Eravamo nelle  case, erano coscenti e preparati. Per le coppie che accompagno in ospedale  è un po’ diverso: in questi casi ho sostenuto la coppia dentro e  fuori dalla sala parto.   il discorso va valutato caso per caso. Il lavoro da fare a monte è anc
ora
molto: è necessario ampliare i corsi preparto, dare semplici informazioni dall’alto è limitante,  uomini e donne devono poter prendere coscenza, acquisire strumenti validi per scegliere e attivare le proprie  capacità; otto lezioni preparto di cui una partecipata dai mariti, non sono sufficienti.
Infine credo che accanto a una donna in procinto di partorire o accanto a una coppia che decide di condividere il momento della nascita è sempre importante un’ostetrica ad ascoltare, sostenere e incoraggiare..
.”

E voi cosa ne pensate? Ditelo nei commenti o partecipate al sondaggio!

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