ESSERE GENITORI, ESSERE FIGLI di Silvana Bragante

“Sostegno ai genitori”  Convegno Siar e Servizio consulenza giovani W. Reich Dicembre 2009

Racconterò un’esperienza di formazione alla genitorialità e di prevenzione nel campo della salute psichica ed emozionale che ho realizzato nell’ambito di un’associazione che si occupa di maternità: gravidanza, parto naturale, neonati e bambini nella fascia d’età 0-3 anni.
L’associazione la Cicogna ha un’esperienza eccezionale accumulata in 25 anni di attività sul territorio della città di Torino.

Nata negli anni ottanta su iniziativa di donne madri e di ostetriche allo scopo di diffondere la pratica del parto naturale, l’Associazione ha ben presto esteso le proprie attività al periodo dopo parto, occupandosi quindi di allattamento, massaggio infantile, corsi post-parto per le madri al termine del puerperio, svezzamento, costruzione di reti tra mamme, ovvero piccoli gruppi di sostegno e di condivisione aggregati su tematiche ed esigenze specifiche.

Alcune attività si sostengono col contributo diretto dei soci, altre sono offerte gratuitamente grazie al contributo finanziario di enti pubblici e di fondazioni private.
Prima di dare qualche informazione sulle attività che in seno all’Associazione La Cicogna abbiamo inventato e sperimentato, sempre a partire dai bisogni espressi dalle socie, voglio indicare alcuni punti teorici in cui il paradigma reichiano è stato particolarmente utile per progettare linea e struttura delle varie azioni.
I punti forti, originali del paradigma reichiano Siar, che mi sembra importante richiamare brevemente e che sono stati costante punto di riferimento per quanto riguarda questa esperienza di sostegno alla genitorialità, sono sei:

1. L’analisi del carattere consente di individuare una relazione tra formazione dei tratti caratteriali e dell’eventuale insorgere di psicopatologie con la storia psicodinamica e con la biografia dell’individuo: le vicende attraversate dall’individuo dal concepimento all’adolescenza, nel corso delle fasi evolutive, dall’intrauterina alla genito-oculare, sono segni incisi. Carattere significa segno inciso. Le scoperte effettuate con l’analisi del carattere, oltre alle implicazioni cliniche, ne hanno altre di ordine più vasto, sociale-antropologico-pedagogico. ( v. Psicologia di massa e fascismo).
L’analisi del carattere, già a partire da W. Reich è ispiratrice di una nuova pedagogia sociale. Non dimentichiamo che Reich si interessò alla salute in termini di prevenzione, orientando la sua attenzione prima ai giovani, poi ai bambini e infine agli educatori. Sostenne che sarebbe stato impossibile educare uomini liberi se non si agiva preventivamente sui genitori e sugli educatori attraverso una formazione profonda (vedi Bambini del futuro)

2. L’attenzione data alla dimensione corporea , al linguaggio non verbale, energetico-emozionale, sicuramente dominante finchè il bambino non inizia a parlare e elemento importante a fondare una sana auto-consapevolezza e stabilità negli educatori.

3. L’importanza data alla fase intrauterina nella formazione del carattere, confermata via via che la tecnica dell’ecografia ha fornito dati su questa fase di vita.

4. Il “come” dei momenti di separazione –approdo, cioè di quei momenti che si situano al passaggio da una fase a quella successiva: il “come” della nascita, dello svezzamento può riemergere più volte in momenti successivi della vita con le medesima modalità frattaliche, mettendo in luce sorprendenti analogie nell’affrontare altri momenti di passaggio come ad esempio l’ingresso al nido, alla scuola materna, il passaggio da un ordine di scuola all’altro, la fine degli studi e l’ingresso nel mondo del lavoro, cambiamenti di lavoro, traslochi, separazioni famigliari.

5. La Siar parla di fase muscolare e non di fase anale. Forse grazie alla diffusione dei pannolini usa e getta, la fase anale perde parte della sua significatività: per il bambino trattenere o donare le feci al genitore non è più così importante quando le deposita direttamente nel pannolino e di qui in pattumiera. L’acquisizione del controllo volontario degli sfinteri anale e uretrale si stempera così nella funzione più generale del controllo volontario di tutta la muscolatura, che sta alla base del la maturazione e dello sviluppo della messa a fuoco dello sguardo, della coordinazione occhio-mano , del la stazione eretta e della marcia.

6. Il concetto di “primo campo” e “secondo campo” in luogo di funzione materna e funzione paterna.
Il primo campo è il primo ambiente in cui il sé si trova immerso dal momento del concepimento, c’è un sé feto/ madre utero e, dopo la nascita, un sé neonato/ madre seno. Quando il bambino, per effetto della maturazione e dello sviluppo motorio, scende dalle braccia della madre e diventa via via più autonomo, cambia la collocazione dei vari elementi dell’intero sistema e si crea un secondo campo che funziona con modalità diverse. Il bambino cresce,incontra direttamente l’intera cerchia famigliare, padre, fratelli e sorelle, nonni,… ed è vitale per il suo sviluppo stabilire nuovi tipi di relazione all’interno di essa a partire dalla madre, che ritrova in una nuova forma all’interno del secondo campo.

Al giorno d’oggi accanto alla famiglia tradizionale si moltiplicano nuove forme di vita famigliare: famiglie di fatto, famiglie dove sono presenti figli nati da precedenti unioni con altri compagni, famiglie affidatarie, famiglie adottive, famiglie omogenitoriali con due mamme e nessun papà o con due papà e nessuna mamma, famiglie monogenitoriali, famiglie dove la risposta ai bisogni dei piccoli è data spesso al di fuori della tradizionale bipartizione in funzione materna e funzione paterna. Questa distinzione, infatti, se da un lato appoggia su basi biologiche, perché l’intrauterino ha bisogno di un utero e l’allattamento preferibilmente di un seno, tuttavia nelle fasi successive, dall’orolabiale in poi, perde la sua incisività e diventa fonte di intralcio e di confusione, in quanto la funzione educativa è sempre meno vincolata all’appartenenza a un genere.

Di fatto la vita ogni giorno ci mostra uomini che svolgono teneramente con i loro neonati la funzione di accudimento e di contenimento di primo campo e di donne che con i figli più grandi mettono limiti e regole, non perché devono essere vicarie di compagni inesistenti o in crisi che non esercitano la funzione paterna, ma perché incontrare chi , madre o padre, garantisca i limiti è un bisogno del bambino più grande.
Il tema della necessità dei limiti a cui deve corrispondere una salda e congruente capacità di dire dei no è un tema pedagogicamente scottante. A questa funzione oggi sia uomini che donne rispondono con grande difficoltà , perché da molto tempo ormai la tendenza diffusa nel sociale non è frustrare o reprimere: “soddisfare il bisogno comunque” diventa oggi l’imperativo in una società che esercita continui e pressanti richiami al consumo e all’edonismo. Oggi le stile educativo dominante non aiuta a sviluppare persone con un Io forte, capace di sopportare la frustrazione, di agire con resilienza e creatività: tra i giovani aumentano le patologie borderline, tra i meccanismi di difesa dell’io va per la maggiore la desublimazione repressiva, in luogo della sublimazione. Il concetto di desublimazione repressiva fu introdotto da Marcuse, , Quando l’intento dominante è la soddisfazione dell’oralità ciò che accade è che l’individuo non sviluppa la capacità di sublimare (siamo cioè in una situazione di desublimazione), e si trova in una libertà apparente, ingannevole, perché l’individuo perde il contatto con i suoi veri bisogni e le sue potenzialità profonde. La desublimazione nel mettere piedi d’argilla alla libertà e alla creatività è apparentemente libertaria, ma in realtà è profondamente repressiva. L’individuo è costretto e represso nel ristretto circolo vizioso creazione del bisogno/ soddisfacimento immediato del bisogno.
Quanto più gli individui sono indotti a bruciare le loro energie nell’innalzare, mantenere e celebrare una falsa immagine di sé, tanto più silenziano ed opprimono il richiamo profondo del funzionamento naturale, dell’intelligenza della vita di cui l’uomo è parte, secondo una visione olistica. W. Reich indicò col termine funzionalismo energetico la connessione dell’uomo al cosmo e il funzionamento unitario dell’universo.

Questi sei concetti, ispirati al pensiero reichiano e ai recenti sviluppi nel paradigma Siar sono stati utilizzati in Cicogna e selezionati per la loro efficacia nelle seguenti azioni di sostegno alla genitorialità:

– Organizzare cicli di conferenze tematiche

– Rispondere ai dubbi dei genitori con consulenze prestate in sportelli d’ascolto

– Progettare percorsi formativi di approfondimento la cui metodologia unisce ai momenti di informazione lo scambio di esperienze attraverso la condivisione in gruppo.

– Definire struttura e linea pedagogica dei nidi in famiglia, quelli che accolgono quattro bambini in uno spazio domestico per cinque ore al giorno.

Vediamo più in dettaglio come.

Nelle conferenze abbiamo visto che i temi che attirano il maggior numero di persone concernono due momenti critici nelle tappe dello sviluppo.

Il primo è lo svezzamento, siamo in un passaggio di fase. Lo svezzamento è trattato sia nell’aspetto nutrizionale che nell’aspetto psicologico. Ecco alcuni titoli: dalle braccia della mamma alle braccia del papà, il senso educativo dell’allattamento a domanda e dell’allattamento secondo un ritmo, il momento migliore, più facile e funzionale, per svezzare il bambino.

Anche il ciclo sulle problematiche tipiche della fase muscolare riscuote molto interesse, in quanto lo sviluppo dell’individuazione e dell’assertività del bambino impone conseguentemente la necessità di strutturare spazi e tempi del suo ambiente vitale e di mettere confini e limiti. Ecco alcuni temi: l’aggressività nei bambini, i capricci dei bambini e i no dei genitori, dal pannolino al vasino.

Nel rispondere con consulenze individuali alle domande dei genitori nello sportello “Incontrafamiglie” si è cercato non tanto di fornire ricette o consigli, quanto piuttosto di sollecitare in ciascuno l’esercizio del la funzione di osservatore nelle dinamiche figlio-genitore, per restituire conseguentemente la visione di possibili spazi concreti di movimento, valorizzando la particolarità della storia e della scelta educativa individuale e smontando l’ideale colpevolizzante del genitore perfetto.

Si è visto che in moltissimi casi è stato illuminante fare riferimento sia al concetto del passaggio tra fasi, sia al concetto dei successivi passaggi del sé sistema vivente a campi sempre più ampi ed aperti: dall’utero materno e dal seno (primo campo) al sistema famiglia (secondo campo)in cui il bambino si sposta in modo volontario ed autonomo, al terzo campo, il sociale più allargato, oltre la famiglia, il nido, la scuola, il vicinato,… In particolare nel momento dello svezzamento, osservando che le mamme esitano, si confondono, talvolta anticipano e più spesso trattengono il piccolo nella simbiosi, parlare del passaggio tra fase oro labiale e fase muscolare, come necessario momento funzionale di separazione da una fase ed approdo ad una successiva, più evoluta, in cui non si perde il bambino, ma lo si ritrova in un altro modo, è risolutivo.

Tra i percorsi formativi elaborati abbiamo diversi tipi:
-“La cura dei piccoli” della durata di 70 ore rivolto a genitori e o educatori che intendono lavorare nell’ambito della prima infanzia,
-“E’ arrivato un bambino” seminari o esperienziale tematico intensivo di una giornata
-“Mammeinsieme” e “Giocandocresco” seminari esperenziali tematici distesi nel tempo rivolti a gruppi di mamme con bambini nell’ottica del mutuo aiuto.

Nel corso di formazione “La cura dei piccoli” oltre a presentare in modo semplice il paradigma teorico già indicato, sono state guidate riflessioni su come organizzare spazi e tempi funzionali alle esigenze dei bambini nelle varie età. Sono stati utilizzati seminari esperienziali con lo scopo di comprendere gli elementi basilari del linguaggio corporeo, della comunicazione pre-verbale, gestuale ed empatica, nonché di aprire una finestra di osservazione sistemica dove per comprendere il comportamento dei bambini è necessario considerare anche un altro elemento fondamentale nel campo d’osservazione: l’educatore stesso, la qualità della sua presenza energetica , i suoi aspetti contradditori. L’educatore deve quindi esercitare l’autosservazione e sviluppare al meglio una congruenza e un’integrazione profonda tra i vari livelli del Sé.

L’Associazione La Cicogna ha un segreto che spiega la sua longevità: genitori e figure professionali si incontrano e dialogano, con competenze e bisogni differenti e variabili nel tempo, attorno a uno scopo comune e costante, il benessere dei piccoli . La Cicogna è diventata un’associazione aperta, capace di rinnovarsi e allo stesso tempo con una linea di pensiero chiara.

La sua vitalità deriva dalla capacità di cogliere i bisogni genitoriali come si modificano nel tempo ed è quindi necessario dedicare molte energie a sostenere la vita associativa, le reti, il passa-parola. Nel contempo, man mano che l’associazione cresce ha bisogno dell’impegno a tempo pieno di alcune persone e, non potendo quindi sostenersi esclusivamente sul volontario contributo dei soci, ha dovuto sviluppare un’attività di fund raising.
Da una decina di anni La Cicogna organizza e gestisce in veste associativa un’attività complessa che ha dei risvolti imprenditoriali, si tratta dei nidi in famiglia. I nidi in famiglia della Cicogna si chiamano “Mammedigiorno”, sono apprezzati e ricercati per la qualità del loro progetto pedagogico.
Nel progetto “Mammedigiorno” la psicologa ha un ruolo importante, si occupa delle mamme che gestiscono i nidi nei seguenti momenti: formazione iniziale, selezione, accompagnamento ed osservazione diretta nel nido nel momento di avvio e supervisione periodica in gruppo. La psicologa incontra anche i genitori che fruiscono di un colloquio individuale nel momento dell’inserimento al nido e di un secondo colloquio a richiesta nel corso dell’anno.
I punti di forza dei nidi in famiglia “Mammedigiorno” sono l’ambiente domestico, l’orario corto, un’organizzazione di spazi e di tempi a misura di bambino, che eviti gli eccessi di iperstimolazione, l’adesione dei genitori al progetto educativo e la libera e reciproca scelta tra genitori che affidano il bambino e mamma gestrice , la formazione esperienziale di quest’ultima e il collegamento di ciascun nido in una rete di riferimento, controllo e sostegno psicopedagogico.
I nidi in famiglia sono un esperimento interessante anche dal punto di vista sociale ed economico in quanto si collocano all’intersezione di cinque macroaree riconosciute importanti nelle direttive europee:

– servizio alla fascia d’età 0-3 anni,
– imprenditoria femminile,
– conciliazione dei tempi casa-lavoro,
– prevenzione nel campo dei disturbi di comportamento e delle condotte a rischio,
– integrazione interculturale, in quanto tra le madri gestrici ci sono molte donne immigrate, con un buon livello culturale già acquisito nei loro paesi di origine.

23-11-2009
Silvana dott.ssa Bragante
silvana.bragante@libero.it
strada Eremo 6, 10020 Pecetto Torinese

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2 Risposte to “ESSERE GENITORI, ESSERE FIGLI di Silvana Bragante”

  1. Essere Genitori, Essere Figli « La Cicogna Says:

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